Luca Corsolini

Luca Corsolini

Mag 29, 2018

Mondiali di calcio: allenatori col tablet in panchina

La Fifa si piega alle nuove tecnologie e permette ai tecnici delle nazionali di Russia 2018 di avere a disposizioni i dati su partita e giocatori. Una rivoluzione solo in apparenza: oggi nello staff dei mister più importanti ci sono già tecnici dedicati allo studio dei football data ed esperti video analyst

“Che vinca il migliore”. “Speremo de no”: il dialogo tra un giornalista sportivo e un Nereo Rocco dialettale è la fotografia di un calcio che fu. La sapienza antica dell’allenatore del Milan non era irrobustita da nessun contributo della tecnologia, il campo era il solo laboratorio frequentato all’epoca. Il campo per allenarsi, il campo per la partita. Poi, una sfilza di considerazioni che abbiamo conosciuto tutti: il calcio è uno sport in cui contano gli episodi, noi abbiamo preparato la partita bene però , l’importante è muovere la classifica.

Mondiali senza Var

Adesso che nei principali campionati, e non comunque ai Mondiali, c’è il Var (noi votiamo per la versione maschile, trattandosi di Video Assistant Referee); adesso che gli staff tecnici delle squadra più importanti hanno almeno un Video Analyst e un Data Analyst (che già in panchina, prima che in spogliatoio all’intervallo, rivede e fa rivedere le azioni), a cui certo non bastano come metro di valutazione le pagelle dei giornalisti sportivi che valgono per il Fantacalcio;  adesso ai Mondiali la Fifa permetterà agli allenatori delle nazionali di  avere in panchina anche i tablet, moderne versioni della lampada di Aladino che possono dare ogni tipo di risposta, tanto tutto dipende dal tipo di domanda che si presenta.
Non si tratta di una rivoluzione, d’accordo: un piccolo passo per noi tutti, gia’molto tecnologici; un grande passo per quella umanita’sospettosa verso la tecnologia che e’il calcio. Non una rivoluzione che avra’la stessa portata per tutti, perche’non tutti sono allenati ad amministrare i dati allo stesso modo.

Il peso delle tecnologie werable nel calcio è ancora tutto da valutare per allenatori e sponsor tecnici

In ogni caso, il segnale che anche il calcio si sta pian piano adeguando. Perchè lo sport rispetto ad altri settori ha un vantaggio: le tecnologie wearable non riguardano solo i diretti protagonisti che possono indossarle, al contrario riguardano anche e soprattutto il campo e il tempo di gioco. Chi conosce il football americano non si meraviglierà piu’di tanto: il coach è a bordo campo e ormai riceve sul polso i messaggi dei suoi assistenti che sono seminati in vari punti strategici dello stadio. La sua abilità sta nel sintetizzare in un attimo tutte le segnalazioni e scegliere in modo freddo, logico, tanto quanto Rocco sceglieva in modo passionale, fino ad augurarsi che non vincesse il migliore lasciando allo sfidante qualche chanche.

I prossimi mondiali sono già cominciati

Poi arriverà il Qatar. Tra quattro anni, pensa il calcio che ancora non ha metabolizzato il fatto che, causa temperature elevate nel Paese, si dovrà giocare in una stagione diversa da quella solita. In realtà e questa è la novità principale portata dalla tecnologia, i prossimi Mondiali sono già cominciati: per chi realizza gli stadi, per le aziende di abbigliamento che devono realizzare divise ipertechno, per chi realizza il pallone, per le tv che ormai sanno di doversi rapportare a una categoria nuova di pubblico. Una volta eravamo spettatori. Oggi siamo spettATTORI, protagonisti noi pure di quello che stiamo vedendo, scegliendo inquadrature, dati, replay grazie al nostro tablet. Probabilmente molto piu’evoluto di quello che avranno gli allenatori in panchina. Per una volta i Giochi Olimpici sono arrivati prima del calcio: in Corea l’esordio di Intel tra i partner dcel Cio ha fatto si’che noi a casa vedessimo le gare come e meglio di chi era sul posto. Anche in VR. Il calcio da questo punto di vista viaggia ancora a un ritmo lento.

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