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Giu 9, 2018

Allenare la mente del pilota di F1, la ricetta Formula Medicine

Una realtà italiana che contribuisce alle vittorie dei campioni del motorsport. Puntando sulla preparazione fisica e mentale, per affrontare le sfide in pista

I semafori là in alto sono cinque. Cinque bolli rossi che si accendono uno per uno fino a spegnersi tutti insieme. I motori sono accesi, le mani sul volante e sui paddle per la procedura di partenza: l’adrenalina si può percepire anche stando davanti alla televisione. Un momento magico quello della partenza in Formula Uno, un momento da battiti alle stelle. Quei pochi attimi per un pilota si dilatano ed è quello l’unico spazio temporale in cui anche loro sembrano persone comuni, poi passata la prima curva si trasformano in mostri di efficienza: “Per gestire una media di 160 battiti al minuto con punte anche di 180, la testa è tutto”. I numeri ce li dà il dottor Riccardo Ceccarelli, fondatore e responsabile del centro Formula Medicine di Viareggio.

Ciò che distingue un top driver dagli altri è la migliore prestazione col minimo dispendio di energie. Per questo abbiamo inventato la mental economy training

Mens sana in corpore sano

Negli ultimi anni chi segue il motorsport ha assistito a un’evoluzione tecnica mostruosa. Parallelamente i piloti sono diventati veri e propri atleti nel fisico e nella preparazione. Ma contemporaneamente chi li segue ha iniziato a concentrarsi anche su un altro fronte, quello della preparazione mentale. “L’obiettivo è quello di allenare questi atleti a tenere sotto controllo la tensione – spiega Ceccarelli – in pista l’ideale è avere sempre la mente libera, come ad esempio serve a un tennista. Se ci si trova a ricevere un servizio che può costarci il match, la tensione può far diventare più complesso quello che solo dieci minuti prima era naturale”.

La costruzione del campione di Formula 1 passa anche da lì. Passa quindi dall’Italia e da Viareggio, dieci minuti dal mare e dalla pineta. Riccardo Ceccarelli ha fondato Formula Medicine nel 1993, ha collaborato con le più grandi scuderie e soprattutto è stato pioniere della ricerca scientifica sui driver poi diventata modello per altre discipline e mondi. Tra simulatori, mind bend, computer, tavoli da ping pong, schemi nutrizionali si allena il corpo ma cosa principale il cervello del pilota: perfezionandone il rendimento mentale. Quasi mille piloti sono passati da lì: Alonso quando era in Renault, Massa, Maldonado, Kubica, Leclerc, per citarne solo alcuni legati al mondo della Formula Uno. Marcus Ericsson, pilota dell’Alfa Romeo Sauber, appena può scappa a Viareggio ad allenarsi. Ci si allenano gli staff della Toro Rosso e dell’Alfa Romeo Sauber dedicati ai pit-stop.

Puntare sul fattore umano

Prima l’attenzione era solo sulle macchine, ora è diventato cruciale anche l’uomo: perché la mente, se non è adeguatamente allenata, sottoposta a uno sforzo continuo subisce un rapido degrado di efficienza. “Ciò che distingue un top driver dagli altri è la migliore prestazione col minimo dispendio di energie. Per questo abbiamo inventato la mental economy training – ci spiega il Dottor Ceccarelli – un programma di ottimizzazione delle risorse mentali e psichiche. Il cervello può essere allenato a performare risparmiando, lo abbiamo dimostrato con un lavoro numerico oggettivo e soprattutto due strumenti particolari: una fascia per la testa e una per il torace, che ci aiutano a misurare i parametri del corpo e l’attività cerebrale nei vari esercizi di concentrazione, coordinazione, attenzione focalizzata, reattività, flessibilità mentale, multitasking”.

 

Tecnica e tecnologia, per un pilota di Formula Uno, non sono quindi solo da gestire e governare guidando una monoposto. Per molti sono anche un modo di prepararsi al meglio a sfrecciare a 300 all’ora, in apnea per la maggior parte di un giro, sottoposti in curva a forze laterali che per persone comuni sarebbero fatali. Da fuori sembra difficile percepire lo sforzo al quale i piloti sono sottoposti e quale deve essere la preparazione necessaria per completare senza cali di concentrazione un gran premio che dura dai 90 ai 120 minuti di gara. E non è solo questione di girare un volante e fare le traiettorie giuste: da gestire ci sono infatti decine di parametri diventati vitali in una monoposto di adesso. E la mente, più che il piede, è diventata più importante che mai.

 

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