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Lug 2, 2018

Staffetta 4×400 italiana (e multiculturale). Chi sono le atlete che stanno facendo impazzire i social

Virale la foto che le ritrae con un sorriso disarmante condivisa da migliaia di utenti. Quattro giovani donne atlete che conquistano l’oro nella 4X400 ai Giochi del Mediterraneo: Raphaela Luduko, Maria Benedicta Chigbolu, Libania Grenot, Ayomide Folorunso

Una vittoria sportiva è un trionfo che dovrebbe rimanere entri i suoi confini? Ebbene ci sono trionfi che diventano simbolici nel contesto storico in cui avvengono. Capita allora che una medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona diventi materia politica per i social. Scatenando un’accesa polemica nello specifico su Twitter che con l’hashtag #primaleitaliane conquista il web. Mentre i volti sorridenti, dopo il traguardo, Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo e Libania Grenot si godono la vittoria.

 

Twitter si accende con l’hashtag #primaleitaliane

 

Si chiamano Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo e Libania Grenot. Sono le quattro atlete italiane che sabato ai Giochi del Mediterraneo hanno vinto l’oro nella 4×400, correndo la staffetta in 3’03″54.

Un successo che va al di là del valore sportivo perché più che l’oro in sé (in questa rassegna l’Italia ha vinto il medagliere con 56 ori, 55 argenti e 45 bronzi) ciò che ha scaldato l’opinione pubblica, nel giorno del raduno della Lega a Pontida, è stata proprio la foto delle quattro atlete con il tricolore. “La risposta italiana a Pontida”, “Questa è l’Italia multiculturale”, “Prima le italiane”.

Tutti messaggi, come quello dell’ex ministro Kyenge e dello scrittore Roberto Saviano, che si sono diffusi proprio nel giorno in cui Matteo Salvini ha guidato il raduno della Lega a Pontida: “L’Italia che integra, vince”. La foto è diventata un vero e proprio simbolo. Le quattro atlete sono state elette dal popolo del web che contesta a Salvini e ai militanti della Lega un razzismo di fondo. #primaleitaliane è l’hashtag che fa il verso allo slogan della Lega: “Prima gli italiani”.

E anche se con un po’ di ritardo, è di qualche ora fa il tweet del Ministro Salvini che – per chiosare la polemica social – tweetta complimentandosi con le giovani atlete e augurandosi di incontrarle molto presto.

 

 

Le storie delle quattro ragazze italiane

 

Le storie delle quattro ragazze italiane, di colore, sono diverse. La più famosa è Libania Grenot, classe ’83, cubana: ha ottenuto la cittadinanza italiana nel 2008 dopo essersi sposata con un uomo di Roma.

 

Maria Benedicta Chigbolu, classe ’89, è la seconda di sei figli (tre fratelli e tre sorelle) di una insegnante di religione, Paola, e di un consulente internazionale nigeriano, Augustine. Il nonno Julius è stato una celebrità in Nigeria: ha partecipato ai Giochi olimpici di Melbourne 1956 arrivando in finale nel salto in alto ed è stato anche presidente della Federatletica nigeriana.

 

Ayomide Folorunso: “La sua famiglia è originaria del Sud-Ovest della Nigeria, ma “Ayo” dal 2004 si è stabilita con i genitori – la mamma Mariam e il papà Emmanuel, geologo minerario – a Fidenza: qui è stata notata nelle competizioni scolastiche dal tecnico Chittolini e affidata a Maurizio Pratizzoli. Non è riuscita a vestire l’azzurro nei Mondiali under 18 del 2013 pur avendo ottenuto il minimo in ben cinque specialità, perché ha ricevuto il passaporto pochi giorni dopo la rassegna iridata. A giugno del 2015 è stata arruolata nel gruppo sportivo delle Fiamme Oro, proveniente dal Cus Parma.

 

Raphaela Lukudo, 24 anni, “la famiglia è originaria del Sudan, ma si era stabilita da tempo in Italia: prima nel Casertano e successivamente, quando “Raffaella” aveva appena due anni, a Modena. Ha scoperto l’atletica nel 2006, con il Mollificio Modenese, per diventare quindi una promessa del giro di pista sotto la guida tecnica di Mario Romano. Nel 2011, dopo aver dimostrato il suo valore ancora allieva ai Mondiali di categoria (semifinalista sul piano nonostante un infortunio alla vigilia della gara), si è trasferita per un paio di anni con la famiglia nei pressi di Londra, rientrando poi in Italia”.

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