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Lug 3, 2018

Il mondiale? Lo vince la Gialappa’s: il trio che ha inventato le telecronache social con anni di anticipo

Il debutto in radio per i Mondiali del 1986. Dopo più di 30 anni, il format non ha perso freschezza, al contrario la sbornia di queste giornate russe rilancia un modo di raccontare lo sport in cui gli spettatori non solo protagonisti ma coconduttori grazie a un racconto inclusivo e allargato

Risolto definitivamente il problema dell’assenza degli Azzurri, questi Mondiali sono la solita festa di un mondo grande come un pallone. Puoi anche fare lo snob e dire che stavolta salti un turno, che non ti interessano le partite, poi l’evidenza social dell’evento ti richiama alla realtà: impossibile far finta di niente. Così guardi i mondiali, scopri un’offerta indubbiamente generosa, proprio perché non solo televisiva, e quando trovi il canale 34, casa Gialappa’s, ti fermi anche più volentieri perché senti che quello è il tuo racconto dei Mondiali. Facile a quel punto replicare a chi dice, pescando il più banale dei luoghi comuni, che la Gialappa’s fa sempre la stessa cosa.

Trent’anni e non sentirli

In effetti, la Gialappa’s ha cominciato a raccontare i mondiali alla sua maniera ancora nell’86, e siccome all’epoca lavoravano in radio i tre si erano inventati mille effetti per commentare le azioni più ricorrenti, il rumore di vetri rotti per un tiro finito in tribuna, la sirena dell’ambulanza per ogni giocatore a terra, soluzioni che non sempre possono replicare oggi in tv anche se la musica da western di Morricone per i rigori è sempre una colonna sonora efficace. Se dopo trenta e più anni vanno avanti, con la fiducia oltre tutto di tanti canali diversi, non è per mancanza di fantasia, al contrario è perché il loro format era social da prima che arrivassero i social ed è continuamente rinnovato dalla partecipazione degli spettatori e degli ospiti, eccezionali quelli di quest’anno perché ottimamente assortita la coppia Graziani-Collovati e perche’Rossi è simpaticissimo.

La parte e il tutto

Le telecronache classiche sono un genere a parte e, va da sé, sono sempre l’offerta preferita dal pubblico che vuole, e non solo per abitudine, le sciabolate, i non va, i rete-rete-rete, il the all’intervallo, ma raccontano appunto una parte, seppur ricca, del calcio. Ovvero raccontano quello che succede in campo, pure quando farcite di aneddoti che oggi proprio non si potrebbe trascurare. Le telecronache collettive della Gialappa’s raccontano il tutto, normale che risultino divertenti e interessanti: ognuno può trovare quello che gli interesse, perché tutti hanno comunque da vedere la stessa cosa, senza che questo sia un binario obbligato. E’come essere in un atrio partenze di una stazione: non importa la meta, quello che conta è partire, partecipare al viaggio con gli altri. Quello che cambia è insomma il racconto: arricchito da tante voci, dai post leggi in diretta, dai post che generano in rete tante telecronache parallele. Per dirla con il linguaggio di oggi, la Gialappa’s propone una vera fan experience, secondo un metodo degno di Mourinho, il quale, tranne che nei suoi interventi per la tv russa che l’ha assoldato come commentatore, dice sempre: chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio.

Second screen

Altri programmi sono già diventati più ricchi adottando questo format da second screen che in televisione è facile da riconoscere: quando vedi due immagini sovrapposte, capisci che non ce n’è una più importante dell’altra. I talent show ad esempio raggiungono, sui social, numeri ben superiori a quelli relativi all’ascolto televisivo, forse anche per la natura dello spettacolo.

Per noi i Mondiali li ha già vinti la Gialappa's!

Lo sport non può fare a meno della sua dimensione live, ma, insegna la Gialappa’s, questa in forma per Russia 2018, e quella che ivento’la formula più di 30 anni fa, non ci si può più difendere oggi solo con l’autorefernzialità, non ci si può nascondere coi termini tecnici quando immagini e dati sono a disposizione anche di quanti tecnici non sono e nemmeno vogliono essere. Dunque, per noi i Mondiali li ha già vinti la Gialappa’s: era un omaggio al loro talento fino a qualche anno, è un indirizzo preciso adesso per ogni evento, dal piùinsignificante a quello più importante. Non si potrà più fare a meno di un racconto a più voci, integrando stadio, pubblico primario e platea social, per non sprecare la ricchezza generata dal gioco di squadra quando applicato al racconto. Dello sport e non solo.

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