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Lug 23, 2018

Francesco Molinari vince l’Open: inizia la rivoluzione del golf

Il successo dell'atleta nostrano può dare il via a un movimento nazionale che avvicini questo sport alle masse. Il golf, in attesa della Ryder Cup a Roma nel 2022, può diventare l'offerta vincente del mercato turistico

All’improvviso, il golf.

Ronaldo ancora in vacanza, Nibali a curarsi le ferite, la Ferrari di Vettel fuori pista: bisogna essere bravi per essere il primo italiano a vincere un Open di golf, e Francesco Molinari è stato bravissimo a Camoustie in Scozia. Ha vinto con un ultimo giro da 69, due colpi sotto il par e, soprattutto, come hanno notato ammirati i suoi colleghi in tutto il fine settimana non ha messo sullo score nemmeno un bogey: ovvero non ha mai chiuso una buca con un colpo sotto il par. Ed è stato fortunato a firmare questa impresa in una domenica in cui lo sport italiano è come si fosse inchinato davanti alla sua impresa che avvicina la Ryder Cup, riducendo i tempi lunghi del calendario (a settembre sarà a Parigi, ma nel 2022 la sfida tra i migliori europei e i migliori statunitensi sarà a Roma) e fa sognare una medaglia olimpica a Tokyo.

 

Per dire quanto si può accorciare la storia e cominciare a viaggiare nel futuro con una vittoria: nel ’95 Francesco era davanti alla TV, in lacrime perché nel playoff, nello stesso Open, il suo idolo Costantino Rocca aveva chiuso il torneo da secondo. Adesso invece sulla Claret Jug c’è il nome di un italiano, e il golf azzurro può realizzare la sua rivoluzione.

Golf Revolution

Nel 2014, la forza del golf  colpisce Giacomo Rolle e Roberta Suriani, la coppia, tale anche nella vita, alla guida di una startup di Genova. Lui è già rimasto folgorato dal golf, colpa di una vacanza di studio in Irlanda vicino all’Ashford Castle Golf Resort, che è come per un appassionato di Topolino essere andato a Disneyworld: normale che tu abbia pensato che i sogni si possono e si devono realizzare. Anche il primo lavoro dopo l’università Giacomo lo trova nel golf, per una azienda italiana, a dire che un mercato di settore, pure ricco, c’è anche da noi.

Lei, amante degli sport all’aria aperta, il golf, galeotto, lo scopre all’università. Insieme decidono di unire passione e visione fondando Golf Revolution: startup a conduzione famigliare che trova poco lontano da Genova Wylab. Il manifesto ribadisce, in pratica, quello che il golf sa di essere: ovvero uno sport verde, da vivere nel rispetto dell’ambiente, e che in Italia non sempre riesce ad essere. Ovvero un divertimento se non per tutti per tanti, dunque pure un motore di sviluppo per il territorio, considerate pure le migliaia di persone tra gli 80 milioni di golfisti per il mondo che si muovono cercando di ripetere l’esperienza di Giacomo di turista sportiva.

La credibilità è l’accessibilità

Il golf paga tanti clichet. In Italia è ancora considerato uno sport d’elite, come se invece non fosse la disciplina migliore per, ad esempio, un Paese in cui l’età media continua ad alzarsi. L’aura di esclusività dei club invece che avvicinare il pubblico lo allontana. Golf Revolution lavora su questo, per mettere il golf, e dunque i golf club, al centro di tanti servizi che sono offerti contemporaneamente alle strutture e ai turisti sportivi. In Italia sono stati censiti i 25 campi migliori: invece che trattarli come punti su una cartina sono stati considerati il punto centrale di uno screening territoriale allargato al turismo appunto, alle altre offerte tipiche del territorio, a ristoranti e alberghi che non sono, come si pensa, alternativi ma complementari alle classiche club house.

Soprattutto, di ogni campo è stata ricreata l’emozione che nessuna descrizione a parole, pur completa, può dare. Così sono stati utilizzati i droni per realizzare video che letteralmente ti fanno scattare dalla poltrona. Perfino l’ultimo open italiano ha utilizzato i video di Golf Revolution per presentare il percorso.

Una partnership a due velocità

I servizi standard sono offerti gratuitamente, il ricavo è appunto nell’allargare i censimenti golfistici di ogni tipo. I servizi premium, a pagamento, sono invece dedicati alle strutture per scatenare i droni, per organizzare con loro e per loro piani di marketing: occupare e non subire il calendario, dunque avere stagioni più lunghe e non limitate, permettere lo sviluppo di attività con aziende interessate al golf e, in particolare, coinvolgendo il territorio per integrare i green nell’offerta turistica.

 

Se la gente non va al golf, è il golf che deve andare incontro alla gente. Questa la rivoluzione semplice, anche se difficile da realizzare, di Golf Revolution. Bisogna essere bravi per immaginarsi una start up basata su 18 buche, e bisogna essere pure un po’ fortunati per arrivare sul mercato nel momento giusto trovando un testimonial come Francesco Molinari. Se son rose, fioriranno: e lo vedremo presto.

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