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Lug 27, 2018

Il futuro dei droni è sui campi da gioco (e non solo)

Usati dagli allenatori per migliorare la manovra, dai giardinieri per migliorare il manto erboso. E per migliorare pure le performance del campo fotovoltaico. I servizi della startup Wesii spaziano dallo sport al controllo del territorio

Chissà se Maurizio Sarri porterà i droni anche al Chelsea: al Napoli ormai tutti erano abituati alle riprese degli allenamenti ad alta definizione. Quindi non si sono scandalizzati quando, nei giorni scorsi, Carlo Ancelotti ha fatto salire un suo assistente su una gru con telecamera per riprendere il gioco dall’alto. Ecco il calcio di oggi: una battaglia di spazi, una partita a scacchi, normale che gli allenatori vogliano avere un quadro completo.

Tra sicurezza, design e sport: i droni oggi

Lo sport ormai è abituato a queste presenze anche se qualche fail, tutt’altro che epic come una caduta durante una gara di Coppa del Mondo di sci, ha allontanato i droni da dove si svolgono le riprese, a stretto contatto con gli eventi, mentre sono tollerati in ambienti e in eventi più riservati come appunto gli allenamenti. Ma i droni oggi non sono più oggetti misteriosi: lo Sky Rider è addirittura firmato Pininfarina, con scocca in PVC ultraleggero non pesa neanche 2 chilogrammi, ha una telecamera incorporata, la funzione “ritorno a casa”, accelerometri, altimetri, sensori GPS ed è venduto in edicola come una enciclopedia a dispense. 75 euro al mese per un costo totale di 900 euro.

 

 

Come per ogni prodotto che non ha ricca storia, anche per i droni il presente è un continuo futuro alla scoperta di nuove funzionalità. Anche stagionali. Estate, tempo di escursioni in montagna (e gite in barca): una turista della Repubblica Ceca in vacanza in Trentino è stata salvata qualche giorno fa sulle Dolomiti del Brenta da un drone. Nemmeno i cani riuscivano a fiutare la sua presenza. Un drone invece, dotato di telecamera a raggi infrarossi, l’ha trovata riconoscendo la traccia del calore del suo corpo indirizzando, di notte, i soccorritori per rintracciarla.

Non in campo, sul campo

E di questi nuovi utilizzi dei droni si ha conferma anche a Wesii, una startup dedicata al tema che fa parte dello sport tech incubator di Wylab. “All’inizio – racconta Marco Passarelli, uno della squadra di 12 persone formata da Mauro Migliazzi – ci eravamo in effetti preparati per riprese tecniche legate al calcio. Oggi continuiamo a volare sui campi ma la nostra attività è diventata altra cosa: dobbiamo testimoniare lo stato di salute del campo, riconoscere per tempo le parti più usurate o dove l’attrito ha avuto più effetto”.

Sembra di parlare con uno dei mitici giardinieri di Wimbledon, custodi dell’erba forse più preziosa nel mondo dello sport, visto che ha una vita di sole due settimane: ma i droni di Wesii oggi si alzano in volo in tutta Italia per dare una visione completa di ogni tipo di coltura. “Poi, ultima declinazione, abbiamo sempre più richieste relative al settore fotovoltaico. Abbiamo droni con telecamere termiche e li dobbiamo indirizzare per riconoscere dove e come un impianto funziona meglio. In pratica è come se facessimo delle radiografie degli impianti. Il risultato che garantiamo è un risparmio sulla manutenzione, e ovviamente garantiamo un controllo più preciso di quanto succede”.

Wesii dello sport conferma la formazione tipo All Star: ci sono ingegneri, ma anche architetti. Marco ad esempio si è laureato con una tesi sulla gestione del territorio: i droni sono i suoi migliori assistenti. I droni e pure i piloti, che la società ormai trova in tutta Italia. Intanto, mentre la risoluzione delle immagini è sempre più precisa, anche i contorni legali entro i quali si devono muovere i droni sono sempre più specificati: oggi non si può volare sui centri abitati. In caso di emergenza bisogna chiedere all’assistente di Ancelotti.

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