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Ago 1, 2018

Italia 2026: in nome dei Giochi Olimpici

Non una città, ma un intero Paese candidato per le Olimpiadi Invernali del 2026. Prima tappa a Buenos Aires, a ottobre. Ma di Giochi parleremo anche #SIOS18

Il Consiglio Nazionale del CONI ha deciso oggi all’unanimità di candidare Cortina, Milano e Torino, insieme, come sede dei Giochi Invernali del 2026. Per il momento è inutile, addirittura fuorviante, ragionare su sigle e acronimi, appunto perché si tratta di una candidatura che ha avversari conosciuti: Calgary, Stoccolma, Sapporo ed Erzurum. A Buenos Aires, a ottobre, quando Malagò presidente Coni diventerà delegato CIO, questo gruppo di cinque candidate sarà ristretto a tre e comincerà la lunga volata: fino a Milano, guarda caso, dove nel settembre dell’anno prossimo il CIO voterà la sede dell’Olimpiade 2026.

Un progetto assolutamente originale

Macongranpenalerecagiù: chi ha una certa età ricorda questa filastrocca imparata a scuola per ricordare, da sinistra a destra, il nome di tutte le Alpi. Da sinistra a destra, per mettere d’accordo Torino, Milano e Cortina, progetti diversi, e soprattutto giunte diverse: dunque per non cadere da quel filo sottile steso per unire partiti e amministrazione diverse. Il CONI ha scelto di raccontare una storia completamente nuova: candida un intero Paese, con il permesso del CIO che avendo il problema di garantire la continuità dei Giochi deve modificare oggi regole antiche.

 

Ancora per le Olimpiadi coreane di qualche mese fa, il Comitato Olimpico aveva imposto che si parlasse di PyeongChang pure se le gare erano spalmate su un territorio ben più ampio. E dire che si tratta di un progetto originale è anche il modo migliore per dire che lo sport ha fatto uno scatto per mantenere il controllo sulla parte sportiva dell’evento: lasciando ad altri le discussioni su budget, spese, investimenti.

Leggi anche: Tutti i numeri dei Giochi: in attesa della candidatura italiana

Se il CIO ci ha concesso questa licenza, è il ragionamento più facile da fare, significa che l’Italia ha davvero buone possibilità di aggiudicarsi i Giochi. Scegliendo la candidatura unica il CONI ha provato a neutralizzare gli avversari tradizionalmente più forti di ogni nostro progetto: i nemici interni. Anche la garbata protesta di Sala, sindaco di Milano che si è sfilato dal gruppo garantendo la disponibilità della città, non vedendo chiaro nella governance dell’evento è stata neutralizzata così: non abbiamo ancora i Giochi, ce li dobbiamo meritare facendo i bravi per un anno. Basterà questo tempo per smettere di litigare, in pubblico e in privato, ovvero per dare quella indispensabile dimostrazione di unità ai membri del CIO?

Startup Olimpia

Per noi è facile schierarci al fianco della candidatura nata come una startup: mescolando esperienze consolidate con guizzi di originalità, con la voglia e il bisogno di vedere il proprio disegno riconosciuto dal mercato. Semmai, bisogna chiedersi quanti e quali sono i mercati. La politica dovrà fare la sua parte: pensava di mettere all’angolo lo sport, bisogna invece ammettere che la candidatura unica è una risposta vincente del CONI –  per dirla con linguaggio tennistico.

 

Nessuno ha vinto la partita, ma lo sport ha tenuto il servizio. Lo sport non dovrebbe avere bisogno di tanti aiuti, se non per le discipline più nuove: ma c’è da dire che l’area dell’Expo è diventata una sede delle gare di snowboard tanto tradizionale quanto quelle alpine per le Coppe del Mondo di sci alpino e sci di fondo. Cortina ha ospitato i Giochi nel 56, e avrà i Mondiali di Sci nel 2021; Torino ha ospitato i Giochi nel 2006, e l’evento ha cambiato, in meglio, la città. Così come Torino ha saputo lasciare un suo segno nelle Olimpiadi, diventato subito un must assoluto: la Medal Plaza, la festa che comincia appena finiscono le gare. Milano è Milano.

 

In fin dei conti, i Giochi sono una canzone dei Matia Bazar: c’è tutto un mondo intorno, che gira ogni giorno, e che fermare non potrai. Dunque, facciamo un primo elenco di compiti, ovvero di esercizi che chiediamo non perché ne abbiamo titolo ma proprio perché vogliamo presentare un’altra e magari pure alta visione al CONI.

Intanto, bisogna capire come presentare la candidatura. Diciamo che, incrociando le dita, passiamo il turno a Buenos Aires: al prossimo StartupItalia! Open Summit discuteremo anche di come presentare Italia 2026 come progetto del Paese e, con il CONI, andremo alla ricerca di 3 proposte per comporre un classico podio. Se poi a settembre 2019 i Giochi saranno assegnati all’Italia, allora le proposte diventeranno sicuramente tante di più. Si potrebbe pensare a dedicare una parte di Casa Italia alle startup azzurre, da realizzare con il CONI in occasione dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020: considerando che la sequenza continentale tiene i Giochi in Asia (in Cina) anche nel 2022 è una doppia opportunità, sia di presentazione a quei mercati che di promozione di Italia 2026. E anche di questo parleremo a StartupItalia! Open Summit.

Volontari: we need you

La prima necessità di ogni comitato organizzatore riguarda poi la forza lavoro. Servono tanti professionisti, e quelli normalmente passando da una Olimpiade all’altra col loro carico di esperienze. Soprattutto, però, servono tanti volontari. Con spirito classico da startup e, permetteteci, da SportUp, vorremmo cominciare adesso il censimento di quanti vogliono collaborare coi Giochi: da volontari appunto, ma anche presentando un loro progetto originale.

I Giochi Olimpici sono una grande opportunità per mettere in moto il Paese, se non altro perché l’evento ci offre una visione a medio-lungo termine. Non ci sono, oggi in Italia, tante occasioni simili per liberarci dal peso della quotidianità e per realizzare quello che persino il CIO ha capito e pure accettato: oggi è la domanda che guida l’offerta. L’Italia per candidarsi poteva farlo, alle condizioni esistenti, solo unendo Torinomilanocortina: come i vecchi regolamenti non avrebbero permesso, e infatti i regolamenti sono stati adattati. Allo stesso modo, dovendo unire il Paese in una voglia di Giochi più sincera, noi oggi vogliamo partire dal basso. Da quei volontari e da quelle startup che siamo noi.

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