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Ago 14, 2018

Il primo campionato di calcio social

E se l'arrivo di CR7 avesse cambiato tutto? Se il Fantacalcio dovesse tener conto dei like oltre del voto in pagella? Comincia la nuova serie A e la Juve ha già vinto sui social. Le altre possono sperare nel campo

Tempo fa, sembrano passati secoli, Andreotti diceva che il vero 31 dicembre italiano è la vigilia del nuovo campionato: tante aspettative condensate a poche ore dalla prima partita in serie A, vero rito collettivo del Paese. Oggi quel rito è sempre meno collettivo, di sicuro non è più contemporaneo con la prima giornata che solo su Sky avrà cinque orari diversi, con le trasmissioni divise tra due piattaforme. Soprattutto, dopo l’arrivo di Cristiano Ronaldo, sappiamo tutti che il campionato non sarà più uguale a prima: è come se i risultati avessero perso un po’di peso a beneficio dei social. E nella sfida dei like e dei follower la Juventus ha già vinto.

CR7 fa invecchiare persino il fantacalcio

Nel lunghissimo precampionato 2018, Ronaldo ha giocato solo una volta, a Villar Perosa: Juventus contro Primavera, come a dire un allenamento. Non c’era bisogno di vederlo all’opera, lo conosciamo già, ma all’improvviso abbiamo cominciato a misurarlo come fosse un gigante della Silicon Valley: dal 10 luglio al 10 agosto, una crescita continua. Su Facebook: da 32,7 a 34,4 milioni di like. Su Instagram: da 10,3 a 14,1 milioni di follower, e questi numeri dicono pure che Instagram conterà sempre di più nelle strategie evidentemente non solo bianconere, essendo il calcio una vetrina naturale, dunque più adatto alle immagini che alle parole. Su Twitter: da 6,08 a 6,21 milioni.

 

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Ma come faranno i giocatori del Fantacalcio ad accontentarsi di pagelle e gol quanto un post supererà tutto? Poi, si dice sempre che i social hanno allungato la vita di noi tutti. Dunque le partite non finiscono al 90esimo. Oppure si può dire che il calcio non può essere contenuto in soli 90 minuti: il museo della Juve ha registrato nell’ultimo mese un +15% di visitatori rispetto all’anno scorso. Sul fronte merchandising una piccola resistenza l’ha tentata il Napoli mettendo le sue maglie in vendita su Amazon. In compenso, la Juve ha aumentato il costo degli abbonamenti del 30%: i tifosi hanno prima mugugnato, poi hanno garantito un tutto esaurito alla società. Ecco perché il campionato social ha già un vincitore.

 

Ronaldo – che ha pure un canale dedicato sulla nuova TV della Juve per la prima volta scollegata da Sky, offerta on demand a un pubblico ben più ampio di quello rappresentato dagli abbonati al satellite – non è solo un investimento: è una vera e propria rivoluzione. Anche se non è vero che il suo arrivo spinge altre stelle a considerare il campionato italiano come interessante: a quello ci hanno pensato nuove regole fiscali più generose. Simili, almeno nell’effetto, alla legge Beckham che fece volare la Liga qualche anno fa. Comunque aspettiamoci che startup come Noisefeed, che misura il “rumore” prodotto online da giocatori e squadre, ricevano sempre più attenzione: il prossimo sarà il primo mercato nel quale di un giocatore si valuterà anche l’efficacia social?

 

E poi quale sarà l’hashtag vincente di questa stagione? Se vincerà quello della Juve, #finoallafine, sarà stato un bel campionato anche in campo. Di sicuro quella che comincia sarà la prima Serie A davvero social. Normale che TIM abbia deciso di continuare a sponsorizzarla dopo aver già deciso di abbandonarla: è il calcio 24/7/365 bellezza, e si consuma a mezzo smartphone.

Il potere della tecnologia

L’Italia ha vinto il Mondiale della tecnologia, pur con gli azzurri a casa, senza che nessuno abbia suonato la gran cassa per questo. Ma il VAR è stato un esperimento prima di tutto, e più convintamente nostro: e in Russia è piaciuto a tutti. Sarebbe stato bello mettere in vetrina questo successo, lavorare per migliorare quello che si può migliorare. Sapendo però che la tecnologia per diventare un ricavo deve essere prima un costo. Stabilire che la immagini VAR possono essere trasmesse sugli schermi degli stadi in diretta quando ben pochi stadi in Italia hanno schermi attrezzati per farlo significa svilire la tecnologia, farla sembrare un privilegio per pochi quando dovrebbe essere un beneficio per tutti.

Quello che non fanno le società per gli stadi, lo fanno per le squadre: il Napoli misura col GPS i giocatori, e se serve li fa pure rallentare come è capitato a Verdi in allenamento. La Fiorentina arricchisce continuamente un database sulle condizioni fisiche dei giocatori e in questo modo ha ridotto gli infortuni. Ancora non siamo all’applicazione finale, ovvero wearable, della tecnologia: ma poco ci manca. Dovremo risolvere problemi di ogni tipo, anche legati alla privacy, ma in compenso non dovrà succedere più che un giocatore resti in campo vittima di un trauma cranico come è successo al portiere del Liverpool nella finale di Champions, in affanno anche social perché le sue papere sono finite in mille post diversi.

 

Sembrano invece da classificare come spam, ormai, le comunicazioni sul rinnovo della Federazione Calcio: da mesi si va avanti senza che si capisca in realtà quale sia l’idea di fondo. Peccato: la FIGC è stata la prima organizzazione sportiva del settore a lanciare un hackathon, ed era pronta pure al secondo atto prima di essere frenata da mille veti incrociati. Che ovviamente vanno a beneficio dei concorrenti che possono recuperare il terreno perduto.

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