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Set 11, 2018

Gender equality è rivoluzione nel surf: montepremi uguale tra uomini e donne. I dubbi della Federazione, l’entusiasmo delle atlete

Dopo la decisione della WSL sulla gender equality, StartupItalia! ha intervistato il direttore sportivo della FISW Mirco Babini e le surfiste italiane Giada Legati e Valeria Patriarca

La Worlds Surf League ha stabilito che dal 2019 i montepremi di uomini e donne nelle competizioni ufficiali saranno uguali. Cinquanta e cinquanta, in soldoni.  È la prima volta che un’organizzazione internazionale a capo di una disciplina sposa in questi termini la parità di genere, tanto che la novità, annunciata mercoledì 5 settembre dall’ad della WFL Sophie Goldschmidt, ha subito raccolto molte adesioni dal mondo dello sport. L’equiparazione dei montepremi riguarderà tutti i tornei e gli eventi riconosciuti dalla WSL, un ente diverso dalla ISA (International Surfing Association), la federazione internazionale.

Tra le prime a festeggiare una data storica per lo sport femminile è stata la campionessa di surf Stephanie Gilmore che sul suo profilo Twitter ha citato una frase di Nelson Mandela per riconoscere allo sport il potere di cambiare il mondo. Sempre sui social veniva pubblicato lo slogan “equal by nature”, segno di questo nuovo corso che inaugura la parità di montepremi tra uomini e donne nel surf targato WSL.

Su Twitter l’australiana Gilmore, più volte campione del mondo, si è detta “entusiasta e orgogliosa che la WSL sia disposta a farsi avanti perché il surf diventi uno sport progressista e lanci un messaggio”. L’obiettivo del montepremi equiparato tra uomini e donne è quello di ispirare un cambiamento a favore della parità di genere che riguardi non soltanto lo sport, ma anche la società. Il sostegno alla svolta della WSL è arrivato anche dai colleghi su tavola: il surfista Kelly Slater ha festeggiato così su Twitter: “Questo è un cambiamento che le donne meritano”.

Lo sport ha il potere di cambiare il mondo

 

Soltanto questione di numeri e iscritti?

 

Il surf è tra gli sport che avvicina sempre più persone a livello internazionale, tanto che la decisione della WSL sarà il biglietto da visita che questa disciplina esibirà alle Olimpiadi di Tokyo del 2020, l’appuntamento principe dello sport mondiale a cui il surf non aveva mai partecipato finora. Oltre però ai tweet di complimenti per questa decisione, c’è anche chi nutre scetticismo. “La misura punta alla gender equality, ma la differenza qualitativa e quantitativa nel surf è ancora troppo sbilanciata a favore degli uomini”. A dichiararlo a StartupItalia! è stato il direttore sportivo (settore Surfing) della Federazione Italiana Sci Nautico e Wakeboard Mirco Babini.

 

“È bene distinguere – premette Babini – che la WSL non è la federazione internazionale, ma è l’organizzazione professionistica mondiale. La loro scelta punta a far crescere i numeri del surf femminile, ma penso sia prematura”. La questione sollevata dal direttore sportivo della FISW, che nel suo lavoro si occupa di tutti gli atleti, riguarda tanto gli sponsor quanto la differenza di iscritti tra tornei femminili e maschili. “La cifra dei montepremi deriva anche dal numero di partecipanti a un torneo, e nel surf i maschi sono di più. Gli sponsor, è ovvio, investono maggiormente su di loro per via di visibilità e numeri”.

 

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L’intervista a due campionesse del surf tricolore

Sulla decisione della WSL si è espressa anche Giada Legati (in foto qui sopra), surfista della nazionale italiana che vive in Indonesia. “Credo che d’ora in poi molte cose cambieranno nel mio sport, ci saranno più opportunità per noi donne anche in termini di sponsor”. A StartupItalia! la giovane promessa ha confermato la disparità nel montepremi in molti tornei a cui ha partecipato. “A volte vinciamo meno della metà della somma che va agli uomini, e nei tornei WSL la differenza di iscritti tra maschi e femmine non giustifica questa disparità”. D’accordo con Legati è anche la collega Valeria Patriarca (in foto qui sotto), 19enne romana, che ha condiviso con StartupItalia! le sue opinioni sulla decisione della WSL.

“Penso che oltre ad essere una decisione equa, rappresenti un grande segnale di rispetto nei confronti di atlete che, per il solo fatto di essere donne, sono state trattate come figure di serie B rispetto ai colleghi”. È all’estero che il cambiamento nel mondo del surf sarebbe in atto: un esempio su tutti è la Spagna dove già oggi alcuni tornei si distinguono per montepremi divisi a metà tra surfisti e surfiste. “C’è però ancora molto da fare, soprattutto in Italia – ammette la giovane romana – quando ci si avvicina a questo sport veniamo viste con diffidenza. La decisione della WSL va nella giusta direzione”. Che speranze ci sono che accada anche in Italia, paese per cui molte di queste ragazze competeranno alle prossime Olimpiadi? “Spero che gli organi competenti possano prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di investire e potenziare il settore femminile del surf tricolore”.

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