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Ultimo aggiornamento il 20 settembre 2018 alle 7:30

Cybersecurity? Ora è una preoccupazione anche per il mondo dello sport

Club calcistici e team di Formula Uno fino a leghe sportive nazionali. Il mondo dello sport ha scoperto l'importanza della cybersecurity. Ecco in che modo

Non conta più solo il risultato sul campo. Il calcio e lo sport in generale si sono accorti dell’importanza sempre più centrale della cybersecurity in un mondo nel quale le minacce per squadre e atleti non arrivano più solo dagli avversari in carne e ossa ma anche da quelli nascosti dietro la tastiera di un computer.

I calciatori dell’Arsenal

Le minacce

Internet e la tecnologia sono due componenti sempre più centrali nella vita di un’atleta o nelle attività di una società sportiva. Basti pensare al ruolo dei social media, delle mobile app oppure degli strumenti come realtà virtuale o big data utilizzati a livello tattico o di marketing. La protezione di questi dati è diventata cruciale per i club sia dal punto di vista sportivo sia da quello finanziario e strategico. Per questo, la cybersecurity ormai è una preoccupazione sempre più presente tra i diversi team e organizzazioni sportivi. La volontà è quella di proteggersi dalle minacce sempre più frequenti.

 

Qualche esempio? Recentemente è stato hackerato il profilo Twitter della National Football League, la lega professionistica del football americano statunitense. L’hacker è riuscito anche a usare il profilo per twittare la notizia (falsa) della morte di un commissario Nfl. Abbiamo qualche esempio anche in Italia, con il portiere del Milan Donnarumma che la scorsa estate aveva smentito un post apparso sul suo profilo Twitter, attribuendolo a un presunto hacker.

 

Hackeraggio social

L’hackeraggio degli account social di organizzazioni e atleti è forse la minaccia informatica più ricorrente nel mondo dello sport. Un’attività spesso non disinteressata che può mettere a nudo dati sensibili o compromettere persino la carriera di uno sportivo. Nel 2016 a pagare le conseguenze di un cyberhacking è stato il giocatore di football americano Laremy Tunsil. Sul suo profilo Instagram sono apparsi suoi video e conversazioni private che ne hanno rallentato le prospettive di crescita professionale proprio durante il periodo del draft Nfl. Sempre negli Usa, sono stati arrestati tre uomini che avevano rubato le identità virtuali di tre star Nfl per impadronirsi dei loro rimborsi fiscali. E sempre più spesso accade che i cybercriminali contattino atleti o squadre sportive ricattandoli e chiedendo denaro, minacciando altrimenti di hackerare il loro sito e rivelare informazioni sensibili. Secondo alcuni esperti di cybersecurity, non è così remota neppure la possibilità che un gruppo di hacker di alto livello possa provare (e magari riuscire) a fare breccia nel sistema Wi-Fi di uno stadio, avendo così accesso ai dati di migliaia di persone, vale a dire i tifosi presenti sugli spalti.

 

L’esempio Ferrari

Insomma, i rischi informatici sono sempre più alti. Anche nello sport. Per questo club e organizzazioni si stanno attivando sul fronte cybersecurity. Uno dei casi più celebri è quello della Ferrari, che ha stretto tempo fa un accordo con Kaspersky, azienda russa specializzata in protezione dei dati. Un tema particolarmente sensibile per una casa automobilistica di Formula Uno, vista l’alta incidenza dello sviluppo delle auto e i sempre presenti timore di spionaggio “fisico” o informatico da parte dei team rivali. Anche solo il venire alla luce di un numero può compromettere in questo caso il risultato sportivo. Nell’accordo con Kaspersky, Maranello assicura protezione a più di cinquemila sistemi digitali e una quantità infinita di informazioni, tra cui ovviamente anche numerosi segreti industriali.

 

Cybersecurity nel calcio

Molto attiva sul tema cybersecurity è la Football Association, la federazione calcistica inglese. Oltre a un sistema avanzato in madrepatria, è stata quella più attiva in materia in territorio russo, durante i recenti mondiali di calcio. Sul punto è stata molto attenta anche la federcalcio australiano, che ha imposto allo staff e ai giocatori di utilizzare solo le proprie connessioni internet durante la permanenza in Russia, senza dunque mai accedere alle reti Wi-Fi, comprese quelle degli alberghi dove la squadra ha alloggiato. La FA ha inviato nel 2017 un rapporto dettagliato alla Fifa per esprimere preoccupazioni in materia di hacking e chiedendo precise contromisure. Non è quindi un caso che le squadre di calcio inglesi siano tra le più attente a dotarsi di sistemi avanzati di cybersecurity. L’ultimo caso è quello dell’Arsenal, uno dei club più prestigiosi d’Inghilterra con sede a Londra. Il club ha chiuso un accordo con Acronis, una delle società leader mondiali nella protezione informatica. L’azienda fornirà soluzioni di protezione dati utili a mettere in sicurezza dati sensibili come per esempio le statistiche e i valori atletici dei propri tesserati. Una montagna di dati che comprende tutte le partite dell’Arsenal, prima squadra e giovanili. Nello sport non contano più solo i palloni, di qualsiasi forma siano: contano anche i computer.

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