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Mar 12, 2019

Doping negli eSports, come estirpare il problema alla radice

L'assenza di regole omogenee rende difficile arginare il problema. Ma occorre trovare una soluzione, soprattutto se davvero gli eSport arriveranno alle Olimpiadi

Nonostante non sia previsto uno sforzo fisico come negli sport tradizionali, pensate al ciclismo, al calcio o alla maratona, anche gli eSports non sono immuni dall’uso di doping. Le lunghe sessioni davanti allo schermo provocano stress e richiedono riflessi e soglie d’attenzione altissime. Ecco quindi che anche i giocatori eSports possono cadere nella tentazione di ricorrere al richiamo dell’ “aiutino” di sostanze che ne migliorino le prestazioni.

Il caso Friesen

“Tutti noi avevamo assunto Adderall”: con questa dichiarazione shock, Kory “Semphis” Friesen, nel 2015 ammise che lui e la sua squadra di Counter-Strike (Cloud9), avevano fatto uso di un potente stimolatore cognitivo, prima di un’importante partita nella ESL One. Friesen fece di più, comunicando al mondo che l’Adderall era comunemente usato da moltissimi giocatori di eSports. Questo episodio segnò un momento importante nella storia degli eSports che per la prima volta si trovarono a trattare l’argomento doping all’interno delle proprie discipline. L’Adderall, infatti, fino a quel momento non era vietato: anzi era una sostanza diffusissima (come raccontato pubblicamente da Friesen) in grado di portare ad una concentrazione più alta, ad avere riflessi superiori, con zero distrazioni. Erano stati però sottovalutati gli effetti pericolosi sulla salute, come l’insonnia e la perdita dell’appetito.

eSports: più giocatori e il problema doping

Il The International di Dota, il più grande torneo al mondo negli eSports, oggi mette in palio un montepremi che arriva a 25 milioni di dollari e queste cifre da fantascienza hanno, di conseguenza, da una parte “ingolosito” tantissimi giocatori e dall’altra hanno registrato il diffondersi incontrollato di sostanze artificiali per migliorare le performance dei partecipanti.

 

Quello del doping negli eSports è, quindi, un problema diffuso. Oggi tuttavia le federazioni hanno cominciato a tutelarsi, adottando il sistema (già presente ad esempio nel calcio) dei controlli a campione. Esiste anche un’associazione – la ESIC (Esports Integrity Coalition) – che riunisce società, organizzatori di leghe, sponsor e associazioni di settore con l’intento di combattere il doping nel mondo eSport.

Il problema, però, è che gli eSports rimangono una disciplina che deve essere ancora adeguatamente regolamentata. In tutto il mondo, infatti, esistono tantissimi tornei gestiti da organizzazioni diverse o direttamente dai produttori di videogiochi. Tutto questo rende gli eSports una disciplina eterogenea e complicata da controllare, proprio per la mancanza di un “gestore” unico.

Una possibile soluzione

Come per il calcio tradizionale, i recenti mondiali di FIFA eSports a Londra hanno previsto, per la prima volta, controlli anti-doping sui giocatori impegnati nel torneo. Questo è un esempio da prendere in considerazione poiché gli eSports sono una disciplina che continua ad attrarre milioni di giocatori l’anno. Inoltre, poiché si fa sempre più concreta l’idea di introdurli anche alle prossime Olimpiadi, si rende inevitabilmente necessaria l’introduzione di regole chiare anche sul tema del doping. La soluzione potrebbe essere il creare un’organizzazione unica, sulla falsa riga di FIFA e NBA, che possa inserire regole chiare e omogenee valide per tutti i tornei e i campionati sparsi per il mondo.

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