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Ultimo aggiornamento il 3 settembre 2019 alle 9:02

Calciomercato, i social non contano. E i tifosi ancora meno

Chiusa la sessione è tempo di bilanci sulle false piste online. Foto, tweet e commenti piacciono ai tifosi: ma non influenzano le trattative

Guardiola alla Juventus. Il picco di ricerche su Google ci fu tra fine maggio e inizio giugno. I social traboccavano di foto e tweet sull’imminente bomba di mercato riecheggiata su Instagram e gli altri social, prova che l’allenatore catalano sulla panchina dei bianconeri era solo questione di ore. Circolarono perfino ingaggio e giorni di firma e presentazione. Alla fine all’Allianz Stadium è arrivato Maurizio Sarri, l’ex allenatore di Napoli e Chelsea. La sessione di calciomercato che si è chiusa ha collezionato sì grandi acquisti pompati nella grancassa social, ma è vero anche che la cronaca ha spesso invano inseguito gli umori (leggi “like”) sulle varie piattaforme per leggerci tracce, suggestioni, indizi. “Non è che usando bene i social compri Neymar, oppure riesci ad avere Icardi a parametro zero!”: ci siamo fatti aiutare da Paolo Ziliani e Maurizio Pistocchi, giornalisti sportivi a capirci qualcosa di più di questa sessione estiva di calciomercato.

Non basta un “cuore”

La Serie A non avrà neppure il croato Luka Modric, il Pallone d’Oro numero 10 del Real Madrid, che in piena sessione di calciomercato aveva pigiato “cuore” su una foto del profilo ufficiale del Milan. Sarebbe stato un rinforzo notevole per la nuova squadra di Giampaolo. Niente da fare, era soltanto un febbrone da social, lo stesso che già aveva già colpito l’Inter nell’estate 2018. L’allora centrocampista interista Ivan Perisic – in prestito al Bayern Monaco – pubblicò sul proprio profilo una foto che lo vedeva accanto ai connazionali croati Marcelo Brozovic e Sime Vrsaljko. “Who is missing?”, Chi manca?, l’ammiccante hashtag. Era un altra sessione di calciomercato social, quando si voleva Modric sull’altra sponda del Naviglio, all’Inter.

Se c'è un mondo che non usa i social è proprio quello dei procuratori

Calciomercato: non c’è rete

“Esattamente come accadeva negli anni ’60 e ‘70 al Gallia e all’Hilton di Milano – ci dice Ziliani – gli operatori di mercato continuano ad agire nella massima segretezza, al massimo dando qualche dritta, o storta, ai giornalisti, né più né meno di come è sempre avvenuto. Se c’è un mondo che non utilizza i social, questo è proprio quello degli operatori di mercato”. Chi invece ne ha fatto un uso mirato è l’ex capitano dell’Inter Mauro Icardi. La lite invernale, l’assenza dal campo, l’arrivo del nuovo allenatore Antonio Conte, insomma, la strada per l’argentino sembrava proprio puntare ovunque tranne che a Milano. Così è andata, ma solo in parte. Infatti l’ex 9 dell’Inter resterà un giocatore nerazzurro e andrà in prestito al Paris Saint Germain con tanto di un rinnovo del contratto.

In questi mesi Icardi ha continuato a pubblicare foto come se nulla fosse successo tra lui e l’Inter di Steven Zhang e Beppe Marotta. Allenamenti, famiglia, partite, gol, tutto l’armamentario social per lanciare un messaggio chiaro: da qui non mi muovo. Ma a volte bastano i commenti per orientare le chiacchiere e indirizzare i giornalisti. “Ti aspetto” aveva commentato sotto una foto di Icardi il difensore della Roma Juan Jesus, suggerendo ai tifosi romanisti un possibile arrivo di Maurito nella Capitale.

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Instagram, il pozzo dei desideri

“Bisogna essere chiari – aggiunge Maurizio Pistocchi – i social non possono influenzare le trattative. Spesso sono semplicemente l’espressione dei desiderata dei tifosi”. Già protagonista del colpo del secolo quando il Paris Saint Germain lo strappò al Barcellona nel 2017, è lì nella capitale catalana che Neymar avrebbe voluto tornare. Gli indizi? Sui social non pubblica una foto con la casacca dei parigini da maggio. E poi ai 124 milioni di follower (dato di fine agosto) di Instagram ha “confidato” la sua nostalgia con una story in cui si vede un poster con lui che indossa la maglia dei blaugrana. E invece Neymar Jr. non si muoverà da Parigi.

Il mondo del calcio è chiuso e conservatore

Era il 1 luglio poi quando l’uruguayo Godin pubblicò sul proprio profilo Instagram il video di presentazione che l’Inter gli aveva dedicato. Le emozioni erano già garantite dal montaggio, ma Instagram non mette limite alle passioni dei tifosi: Antoine Griezmann ha commentato il video con un criptico “Loading…”. Altra bomba di mercato? Il campione del mondo, in forza all’Atletico Madrid, potrebbe calpestare il terreno di San Siro? Non è stato così. Ma a questo punto le società non potrebbero controllare o limitare l’uso dei social dei propri giocatori? “Sarebbe un abuso – ci dice Pistocchi – le squadre cercano di costruire decaloghi, regole base, ma nulla più”.

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Anche i club sbagliano

Più originale degli altri è stato l’indizio suggerito da un tweet del Napoli. A inizio luglio il profilo ufficiale della squadra di Aurelio De Laurentis, noto produttore cinematografico, ha pubblicato su Twitter la locandina della pellicola Quel treno per Yuma. Il film è stato prodotto dalla Columbia Pictures (indizio 1), e ha come protagonista un bandito (indizio 2) e addirittura il regista James Mangold (indizio 3) ne fece un remake nel 2007. James Rodriguez, colombiano, soprannominato el bandido, giocatore del Real Madrid potrebbe finire nella squadra di Ancelotti? Sapete come è andata a finire: Rodriguez non giocherà con i partenopei.

Dove i social contano

C’è il lato illusorio dei social, ma anche quello concreto. Quando Cristiano Ronaldo arrivò a Torino nell’estate 2018 i canali social della Juventus incrementarono del 9% il numero dei follower (su Instagram +27%). “Quando la Juventus ha preso CR7 aveva 10 milioni di follower su Instagram – dice Pistocchi – oggi ne ha più di 31 milioni. Il calciatore non è solamente un prestatore d’opera sul campo, ma aumenta l’immagine internazionale della squadra”. C’è un Paese dove i tifosi possono influenzare le società? “Sì, in Spagna perché i soci di Barcellona e Real Madrid eleggono i presidenti. Là la responsabilità organizzativa e gestionale del presidente è sottoposta al giudizio del pubblico”.

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