Birra e rugby insieme: la ricetta di una startup veronese - SportUp
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Ultimo aggiornamento il 28 settembre 2019 alle 7:39

Birra e rugby insieme: la ricetta di una startup veronese

Nasce dal rugby l'idea di RugBirra, la startup di verona creata da Simone Bertin, ispirata ai valori dello sport della palla ovale, con un occhio alla solidarietà.

Si può fare una startup a 50 anni? Sì, se pensiamo al caso di Simone Bertin, 50enne intrepido e fondatore di RugBirra, la birra artigianale ispirata allo sport della palla ovale.

Birra e rugby insieme?

Simone, imprenditore veronese e proprietario dell’azienda Orange S.R.L. è un grande appassionato di rugby (suo figlio gioca nel West Verona Rugby) ed è proprio dal suo sport preferito che nasce l’idea di una birra ad esso collegato. Ma come può la birra coniugarsi con il rugby? 

Il rugby – spiega Simone – ha un momento che lo differenzia da tutti gli altri sport: il terzo tempo, cioè l’incontro conviviale dopo-partita, dove le due squadre mangiano e bevono insieme, a prescindere dal risultato della gara. E la birra, simbolo della convivialità  per eccellenza, ne rappresenta perfettamente lo spirito del dopo-partita”.

RugBirra - terzo tempo (da Facebook)

Da qui il nome “Rugbirra” che Simone decide di avere anche come marchio registrato. Mancava però la materia prima: la birra; ed è a questo punto che Simone incontra Francesco Mazzariol e Alessandro Troncon, i quali, di fatto, sono proprietari a Treviso, di un birrificio dal quale sono poi nate le prime RugBirre e da cui è partita tutta la produzione successiva.

Oggi Rugbirra ha nel proprio menu tre tipi di offerte: una birra bionda “Terzo Tempo”, una rossa “Sostegno” e una scura chiamata “Nigel” in omaggio a Nigel Owens, il più famoso arbitro di rugby e anche il più coraggioso per aver fatto coming out dichiarando la propria omosessualità e che ha accolto con entusiasmo l’idea di Simone e non chiedendo nessun compenso per l’utilizzo del suo nome associato alla birra.

Inoltre, anche per questa ragione 30 centesimi di euro, per ogni bottiglia di “Nigel” venduta, saranno sempre devoluti in beneficenza a favore dell’associazione “Rugby for Life” che ha lo scopo di dare aiuto e assistenza a bambini e anziani in condizioni di disagio o indigenza.

La mission

La mission per RugBirra è che non sia riconosciuta come una delle tante, ma che sia un brand identificativo del rugby, sport in cui prevalgono lealtà e rispetto fra i giocatori e verso l’arbitro. RugBirra si rivolge quindi ad una nicchia di consumatori, creando un legame unico tra la birra e chi la beve senza dimenticare l’aspetto della solidarietà.

Rugbirra quanti riconoscimenti

“La prima soddisfazione – spiega il fondatore Simone Bertin – è arrivata già nel 2018, quando con la nostra birra siamo stati presenti al “6 nazioni”». La Orange, poi, è stata scelta da Amazon per il progetto “Prima Now” dedicato a startup e piccoli produttori locali. Da oggi, inoltre, Regbirra è fra gli sponsor ufficiali della squadra Le Zebre di Parma”.

Un successo dopo l’altro, con la startup di Simone sempre più impegnata e al centro di eventi di promozione del brand: tanto che il passaparola e le strette di mano hanno permesso a RugBirra di essere presente in un’importante enoteca di Milano, fino ad essere apprezzata anche all’estero, in particolare in Russia.

Ora per RugBirra, la grande svolta consiste nel trasformare quello che è un simpatico hobby, in un lavoro a tempo pieno e magari all’interno di un’azienda con altri soci. Un passo importante che Simone e gli altri founder dovranno inevitabilmente affrontare, mantenendo però inalterato i valori di RugBirra e il suo vincolo affettivo col mondo del rugby.

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