Lavoro? Commentatore di Esports. Intervista a Simone Trimarchi il caster più famoso d'Italia - SportUp
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Ultimo aggiornamento il 12 agosto 2020 alle 9:00

Lavoro? Commentatore di Esports. Intervista a Simone Trimarchi il caster più famoso d’Italia

Il crescente aumento di tornei eSports ha portato alla creazione di nuove figure professionali, come il "caster" ovvero il commentatore. Ecco cosa ci ha raccontato Simone Trimarchi, il caster più famoso d'Italia

Il crescente aumento di tornei eSports ha portato alla creazione di nuove figure professionali. Tra queste c’è quella del “caster” ovvero il commentatore. Ecco cosa ci ha raccontato Simone Trimarchi, il caster più famoso d’Italia.

Ingegnere, head of content, player, caster, chi è Simone Trimarchi?

Simone Trimarchi è un papà di due super bambini, 8 e 5 anni, innamorato del rock e dei videogiochi. Mentre studiavo ingegneria ho vinto un importantissimo torneo di esport nel 2001, le prime eliminatorie per essere inclusi nella Nazionale Italiana in partenza per Seoul, Corea del Sud, per partecipare alle prime “Olimpiadi dei videogiochi” cioè i World Cyber Games. Da quel momento decisi che la carriera da ingegnere non avrebbe fatto al caso mio ma, piuttosto, avrei voluto lavorare nel mondo del gaming. Inizialmente ho cominciato a scrivere per le più famose riviste specializzate e successivamente ho cominciato a “castare”: grazie a ESL Italia e Progaming Italia, aziende attive nel settore dal 2004, sono diventato un commentatore di videogiochi professionista, il primo a ricevere uno stipendio in italia. Da lì in poi nel mondo del gaming ho fatto veramente di tutto, fino ad approdare 5 anni fa a lavorare nell’industry, prima come Digital Marketing Manager di redBit Games e al momento come Head of Content di Progaming Italia.

Un videogamer incallito come te, come gestisce il videogaming dei tuoi figli?

Per quanto riguarda videogiochi e bambini esistono molti studi che smentiscono il “luogo comune” che vuole i videogiochi come i mostri cattivi delle favole, pronti a portarsi via i nostri bambini e i loro cervelli. Il punto è conoscere ciò di cui si parla e soprattutto ciò con cui si gioca. Ogni età ha il videogioco giusto: Super Mario stimola la fantasia non la castra, allena il pensiero laterale, spinge i bambini al ragionamento e lo fa in un ambiente totalmente protetto dove non c’è violenza o altri contenuti inadatti. Vedo padri che danno sempre i loro celluari ai propri bambini, per poi lamentarsi che lo usino troppo: solitamente questi smartphone sono pieni di giochi gratuiti, pieni di pubblicità, assolutamente inadatti ad un cervello che si sta sviluppando e che dovrebbe avere altri stimoli e non quello di competizioni online o punteggi. Io ai miei bambini non ho dato limiti ma, piuttosto, gioco con loro e quando ci stanchiamo andiamo al parco a giocare a pallone sempre tutti insieme. So che ci sono genitori non così fortunati da poter spendere del tempo di qualità con i propri figli (mi chiedo però allora perché abbiano scelto di diventare genitori): in questi casi bisogna sempre e comunque controllare i contenuti videoludici che utilizzano i nostri figli. Esiste il PEGI, un’indicazione di età minima con cui si può utilizzare un certo prodotto, ed è ben visibile sulle scatole dei videogiochi. Si può cominciare da lì per poi magari aiutarsi informandosi presso qualche sito o esperto. La chiave, come sempre, è la cultura e la sana informazione

Gli eSports in Italia stanno avendo sempre più consensi, come si stanno evolvendo e come vedi il loro futuro nel nostro Paese?

Gli eSport stanno sicuramente facendosi strada e diventando “grandi” nel nonstro Paese soprattutto grazie ad eventi Internazionali importanti che hanno scelto l’Italia come location. Sto parlando ad esempio delle finali di Pro League organizzate da Ubisoft e ESL al Palazzo del Ghiaccio di Milano, oppure l’eurocup di League of Legends portata proprio dall’azienda che rappresento a Lucca Comics & Games o le finali della Quake Pro League sempre durante lo stesso evento. Molto recentemente, prima del problema Corona Virus, ci sono state le finali a Milano del mondiale di FIFA Per Club, questa volta organizzate direttamente da Electronic Arts. Per evolversi definitivamente, però, serve anche una forte scena nazionale e un interesse verso team e giocatori nostrani che partecipano a tornei in Italia: qualcosa che sta crescendo ma che ancora non sembra sbocciare.

 Parliamo del ruolo di caster, perchè dovrei guardare qualcuno giocare a un videogame?

Ci sono molti motivi. Il primo: vedere giocare player migliori di te può farti migliorare. Ma questo è il motivo per cui le persone guardano gli streamer, probabilmente, visto che di loro possono vedere il POV, cioè esattamente come giocano. Per quanto riguarda un torneo esport ti rigiro la domanda chiedendoti, se sono un appassionato di calcetto perché mi dovrei vedere Roma Juve in TV? Perché è uno spettacolo, semplice! I tornei di videogiochi sono proprio questo, spettacolarizzano, anche grazie al lavoro mio e dei miei colleghi, le sfide ai videogiochi ad alti livelli.

Riesci a trasmettere grandissime emozioni nel corso dei tuoi commenti, sempre competenti e coinvolgenti. Che consigli dai a chi vuol diventare il nuovo AKirA?

Intanto, grazie per i complimenti, fanno sempre piacere. Io ho solo un mantra: studiare. Nonostante i 15 anni di carriera che in Italia nessuno può vantare continuo ad aggiornarmi, guardare eventi internazionali, leggere notizie, opinioni ecc. Il gaming è un argomento vastissimo e molto profondo e non si finisce mai di imparare, davvero. Prima di una trasmissione, per esempio, porto sempre fogli e fogli di appunti con informazioni sui giocatori, sull’ultima patch del gioco, e così via. Oltre a questo non guastano dei corsi da telecronista sportivo o dei corsi di canto, per saper gestire la voce e non perderla tutta ad inizio evento.

….il caster può diventare una professione?

Diciamo che attualmente in Italia in pochissimi portano “a casa la pagnotta” facendo telecronache di eventi di videogiochi quindi la mia risposta a questa domanda, ai fini meramente statistici, deve essere no. Di certo io sono la dimostrazione vivente che si può fare ma per renderla davvero una professione servono più eventi, più organizzatori di tornei, più team, ecc ecc

Sempre più squadre di Serie A stanno creando la loro squadra virtuale, dal punto di vista del tifoso, è possibile appassionarsi e tifare allo stesso modo, una squadra eSports?

Assolutamente si. E’ quello che succede già all’estero da molto, moltissimo tempo. Team come i Fnatic, i G2 eSports o gli Astralis hanno milioni di fan sparsi per tutto il mondo e rappresentano spesso una nazione o un continente in tornei internazionali. I video con migliaia di fan ammassati e festanti solo per salutare il team dopo la qualificazione alla finale dei Worlds di League of Legends da parte dei G2, parlano da soli. Basta assistere dal vivo ad un evento esport per accorgersi di quanto il movimento sia pieno di passione sana e travolgente. E’ la celebrazione di un’intera community innamorata di un gioco, infatti spesso i fan di squadre rivali cantano e si abbracciano insieme, differentemente da altri palcoscenici più importanti.

eSports alle Olimpiadi, possibile?

A mio avviso, no, sicuramente non come disciplina ufficiale. Non sarebbe giusto: gli esport sono ben diversi dagli sport ed hanno una storia differente. E non è questione di attività fisica o meno, ma della natura stessa di questi giochi. Mentre il calcio non ha padroni, League of Legends è di Riot, una multinazionale che ha, giustamente, il profitto come fine ultimo. Le regole di questo tipo di giochi non vengono quindi scritte a tavolino da rappresentanti di altrettante leghe o squadre bensì dagli sviluppatori del publisher/developer di turno che possono a piacimento rendere tutto più o meno difficile, più o meno competitivo. E’ qualcosa di inesistente negli sport che allontana moltissimo questo nuovo tipo di competizione da quella sportiva. Sono invece favorevole a delle Olimpiadi dedicate ai videogiochi, anche se mi sembrano molto lontane anche quelle.

e in chiusura….3 motivi per guardare un evento eSports

Intanto perché al commento ci sono io, direi 😉
Perchè i videogiochi competitivi una volta compresi sono molto più spettacolari, veloci e adrenalinici di qualsiasi sport
E infine perché ci sono molte opportunità di business che possono essere colte e senza conoscere la materia.

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