Lockdown: dagli al runner untore. Ma erano davvero così tanti?
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Ultimo aggiornamento il 8 maggio 2020 alle 9:53

Lockdown: dagli al runner untore. Ma erano davvero così tanti?

Mentre si attaccavano i podisti, gli italiani hanno fatto più yoga e pilates

I più criticati, i più fotografati, i più pericolosi. I runner – professionisti, amatori o della domenica – si sono lasciati alle spalle un brutto periodo: durante il lockdown non passava giorno in cui sindaci e amministratori non denunciassero un popolo di corsa, incurante delle regole sull’isolamento e della quarantena. Ma è stato davvero così? Oppure tutto è stato ingigantito da bolle social anche grazie alle ottime performance retoriche di politici locali amplificate dai media nazionali? A spezzare una lancia a favore degli amanti della corsa – e di tutti i cittadini – è l’app Virtuoso che ha raccolto i dati sul movimento degli italiani da inizio anno a maggio. Il 22 marzo, quando l’emergenza coronavirus aveva ormai raggiunto numeri fuori controllo tra terapie intensive, contagi e decessi, la piattaforma registrava il minor numero di passi percorsi nel 2020.

Runner: bolla mediatica?

I numeri di Virtuoso, ovvio, riguardano soltanto una fetta degli italiani che amano correre e fare sport all’aria aperta. Ma i dati sui passi quotidiani percorsi tra il primo gennaio e il 5 maggio testimoniano un crollo del 40% rispetto all’anno precedente. Qualche irresponsabile c’è stato, ma tanti avranno anche scelto di correre facendo molti girotondo nel parcheggio fuori casa come stabilito da uno dei dpcm approvati dal Consiglio dei Ministri durante la Fase 1. Secondo i dati di Virtuoso negli ultimi mesi c’è stato inoltre un boom di attività sicure come lo yoga e il pilates.

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Con grande senso di responsabilità, e senza rinunciare all’importanza dell’attività fisica, tanti italiani hanno dunque praticato lo yoga e il pilates che sono stati i sostituti della normale attività fisica fatta dagli utenti: per queste discipline l’app ha registrato un aumento dei minuti giornalieri superiore al 60% tra i mesi di gennaio e aprile. Dati parziali e senz’altro non rappresentativi, ma che comunque sgonfiano la bolla mediatica che si era creata tra marzo e aprile contro i runner. 

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