Gli eSport sono i nuovi media. Perché l'Italia non può perdere questo treno
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Ultimo aggiornamento il 13 ottobre 2020 alle 12:27

Gli eSport sono i nuovi media. Perché l’Italia non può perdere questo treno

Per capire meglio la situazione nazionale e internazionale del settore eSport e gaming, StartupItalia ha intervistato Massimiliano Rossi, cofondatore della startup Dive Esports

Gli eSport continuano a crescere, anche nel nostro Paese. Un recente report, realizzato da IIDEA, l’associazione di categoria dell’industria dei videogiochi in Italia, insieme a Nielsen, fotografa una situazione in costante aumento. Con 466mila persone che ogni giorno seguono eventi di eSport, l’indagine ha stimato un +33% rispetto allo scorso anno. Incremento che si attesta al 20% se si considerano le persone che dichiarano di seguire un evento eSport più volte a settimana, ossia 1 milione e 400mila persone.

“Durante il lockdown, gli eSport hanno rappresentato un importante momento di socialità. I numeri hanno segnato un +50% dei partecipanti” dichiara a StartupItalia Massimiliano Rossi, Co-founder, insieme a Francesco Caforio, della startup Dive Esports, società attiva nella gestione di talenti e piattaforme legate al mondo del gaming e degli sport elettronici nel nostro Paese. Azienda che, insieme ad altri investitori, coordina e ha una quota nel brand Tempra Esports, la prima organizzazione italiana a vocazione internazionale di eSport. “Dive è, a tutti gli effetti, lo staff e la direzione sportiva di Tempra Esports, nonché il fautore del progetto Tempra”, sottolinea Rossi, che da quasi due anni ricopre anche il ruolo di General Manager negli studi di Samsung Morning Stars, il team eSport di Samsung gestito proprio da Dive.

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Dive e Tempra, l’eSport italiano alla conquista del mondo

“Alla fine di maggio scorso abbiamo deciso di lanciare il progetto Tempra Esports. La creazione, lo staff e la direzione sportiva si devono a Dive Esports, l’agenzia che detiene la maggioranza di Tempra. Che al momento è l’unico team italiano che partecipa ad uno dei campionati di eSport più importanti al mondo”. Una delle chiavi della vocazione e del successo internazionale di Tempra, evidenzia Rossi, è la professionalità del suo team. Caratteristica che, nel settore, spesso in Italia scarseggia. Per alzare il livello degli sport elettronici italiani, occorre innanzitutto conoscenza delle discipline. Ad esempio, commenta Rossi, affiancando un percorso accademico inerente allo sviluppo della propria startup. “Da laureato in Scienze Sportive e Management dello Sport, cerco di affiancare gli studi agli eSport”. Una modo di fare che, se in Italia fatica ad affermarsi, all’estero è già diffuso.

© Foto: Facebook Dive Esports

A favorire una crescita della professionalità potrebbe essere anche la grande attenzione che le federazioni sportive nazionali e internazionali stanno dedicando al tema degli sport elettronici. “L’Italia, solo pochi mesi fa, ha vinto il campionato europeo di PES, risultato possibile solo con il benestare della FIGC. Non solo”, continua Rossi, “la Lega Serie A ha attualmente un accordo con Infront e un tournament organizer italiano del gruppo di Fandango”.

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Più audience, più investimenti

L’interesse nei confronti degli eSport, afferma il Co-founder di Dive, arriva non solo dagli enti sportivi ma da diversi comparti dell’industria italiana. “Dal fashion, ai settori endemici alla realizzazione degli sport elettronici, come l’area del tech. L’audience cresce infatti del 20% ogni due anni, mentre i ‘consapevoli’ dell’eSport sono il 45% della popolazione mondiale online”. Un grande bacino che racchiude, quindi, alti potenzialità e guadagni.

Dal campo allo schermo. Il gaming come media

Sono diversi i personaggi dello spettacolo e dello sport, che si lanciano nell’eSport. “Basta pensare al progetto Mkers di Thomas De Gasperi, cantante degli Zero Assoluto, o il team Alessio Romagnoli, giocatore del Milan”. Più in generale, prosegue Rossi, “è il momento che il gaming venga considerato un vero e proprio media. In grado di ingaggiare non solo le generazioni dal 2000 al 2010, ma anche i millennials e persone di età più grandi”. Da qui, le grandi opportunità di business per investitori e sponsor.

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Tuttavia, prosegue il fondatore di Dive, esaurire il fenomeno eSport con le comparsate di personaggi famosi è riduttivo. “Che il mister della Serie A decida di trasferire il proprio sapere nell’eSport, succede ed è un bene che accada. Ma la parte fondante del nostro business sta nella costruzione della fanbase. Si tratta di un obiettivo demandato a figure professionali in grado di comunicare le vicende sportive, attraverso un vero storytelling”. A proposito del gaming come media.

© Foto: Facebook Dive Esports

eSport e Covid, un’alternativa sociale

“L’eSport ha avuto un importante ruolo sociale durante il lockdown“, afferma Rossi. “Il settore è stato leader e insegnante di un tipo di svago che conteneva numerosi aspetti di socialità, anche solo trovandosi su quelle piattaforme online sulle quali il gaming ha accompagnato la sua crescita”. Di pari passo alle chiusure, sono cresciuti i partecipanti agli sport elettronici. Stimati intorno al 50% in più rispetto al periodo pre-Covid, specifica Rossi. Percentuale calcolata prendendo in considerazione giocatori di videogame su pc, su console, piuttosto che spettatori di trasmissioni Youtube o Twitch.

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A che giocano gli italiani?

Non ha dubbi il Co-founder di Dive, quando gli si chiede quali siano i videogiochi più amati dagli italiani. “Il fenomeno principale è quello di Fortnite, destinato a farla da padrone ancora a lungo. Questo grazie alla possibilità di essere giocato insieme su più piattaforme. Il principale merito di questo gioco è stato quello di assottigliare di molto la distanza fra il gaming amatoriale e l’eSport player“. Il secondo titolo più importante nel bel Paese, continua Rossi, “è FIFA. Si pensi che in tutto il mondo ne sono diffuse circa 10 milioni di copie, un milione e mezzo delle quali solo in Italia“.

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Un capitolo importante per l’eSport globale, così come in Italia, è il sempre verde League of Legend. “Uno dei giochi con l’ecosistema e la community più strutturate a livello nazionale”. Merita poi una menzione il videogame Rainbow Six, sul quale anche Tempra ha investito e che in Italia sta vedendo un forte aumento di giocatori. “Attualmente la community italiana è seconda solo a quella francese”, evidenzia Rossi.

© Foto: Pexels.com

Dive, Tempra e Morning Stars, quali novità in programma

Oltre a espandere in futuro, quando il Covid lo permetterà, l’infrastruttura fisica, ad oggi situata nei locali di Samsung Morning Stars a Bergamo, “Dive Esport vuole continuare a sviluppare il proprio network online, base portante del gaming”, afferma il cofondatore della startup, che non nasconde le ambizioni per il futuro e accenna alle tante idee, ancora in fase di progettazione e sviluppo, in cantiere in Dive, Tempra e Morning Stars.

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Dive Esports vuole diventare il punto di riferimento nazionale per tutti i brand e gli inserzionisti che vogliono connettersi alla community dei gamer in Italia”. Sul lato Morning Stars, “abbiamo idee molto innovative in programma”, afferma Rossi. “Si tratta di progetti che rielaborano attività magari già note, ma che struttureremo in maniera mai vista prima, con l’obiettivo, anche per Morning Stars, di riuscire a raggiungere l‘intero territorio italiano. Inoltre, come Dive stiamo siglando una partnership con una piattaforma social. In questo momento non posso dire altro, ma avremo presto importanti novità”. Per quanto riguarda Tempra, gli obiettivi sono altrettanto alti. “Il team vuole diventare il rappresentante italiano nell’eSport mondiale“, dice Rossi. Perché, ormai, lo sport si gioca ad alti livelli anche da dietro uno schermo.

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