Indianapolis, le prime auto a guida autonoma sulla Motor Speedway - SportUp
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Ultimo aggiornamento il 15 Febbraio 2021 alle 12:36

Indianapolis, le prime auto a guida autonoma sulla Motor Speedway

Il 23 ottobre in programma una gara senza piloti: trenta team di studenti in corsa fra loro per progettare il miglior sistema di guida e provarlo sull'asfalto con le auto Dallara in un vero gran premio

Magari l’Indy Autonomous Challenge non sarà la gara più sostenibile in termini ambientali, perché il motore delle macchine in corsa rimane termico, cioè a benzina, da 2.200 centimetri cubici V8, in grado di sviluppare una potenza di 420 cavalli e di toccare i 360 km/h. Qualcosa di mostruoso. Sicuramente però nello speciale appuntamento di Indianapolis in programma il 23 ottobre c’è un bel pezzo di futuro: tante monoposto che correranno da sole, senza piloti in carne e ossa, per giocarsi un milione di dollari per la prima posizione e altri 500mila nella fase di avvicinamento alla finale autunnale. Non sarà l’edizione tradizionale, la 500 miglia che cade nella settimana del Memorial Day statunitense di maggio, ma appunto un suo spin-off ad elevatissimo tasso di tecnologia destinato ad accelerare lo sviluppo delle soluzioni stradali.

Le auto Dallara

Appunto perché in pista scenderanno solo le automobili, e i piloti le guarderanno sfrecciare dalla tribuna. E chissà cosa penseranno. A guidare le vetture ci penserà infatti un software e tutto quello che serve in termini hardware ma non oltre i 70 chili di peso. A correre una trentina di “scuderie” da tutto il mondo, alle spalle delle quali si nascondono centri di ricerca, istituti tecnologici e università che progetteranno il proprio sistema da installare sulle auto Dallara, prodotte in Emilia a Varano de’ Melegari. Le vetture (Dallara IL-15) saranno infatti tutte uguali, a fare la differenza – come nei videogame di simulazione – saranno appunto i software. Il produttore italiano è già fornitore unico di vetture ai campionati IndyCar negli Usa col modello DW-12 e a Formula 2, 3 e Formula E in Europa.

Le “scuderie” italiane

Due i team italiani sulla griglia di partenza, anzi già in corsa come spiegato all’ultimo Ces di Las Vegas. Uno monterà un sistema progettato dal Politecnico di Milano sotto la sigla Polimove dal team guidato da Sergio Savaresi, l’altra sarà una collaborazione internazionale capitanata da Marko Bertogna che metterà insieme le università di Modena, Reggio Emilia e Pisa, l’Eth di Zurigo e la Polish Academy of Sciences. Nel complesso si sfideranno, in una serie di hackathon, oltre 500 studenti da tutto il mondo che attraverso l’elaborazione dei dati dovranno indicare alla propria intelligenza artificiale alla guida le strategie più indicate per evitare collisioni con gli avversari, sfruttare la scia, scegliere le traiettorie più veloci e risparmiare l’usura degli pneumatici.

È una straordinaria opportunità di crescita per tutto il settore – ha spiegato Andrea Pontremoli, amministratore delegato di Dallara automobili, a Corriere Economiaperché le migliori università del mondo potranno confrontare le rispettive capacità di immaginazione e di elaborazione dei dati in quello che appare come uno straordinario videogioco a dimensione reale, dove le auto, vere e alimentate a benzina, correranno a 360 chilometri all’ora. Non è però una americanata fine a se stessa. Nel 2017 lo stato dell’Indiana ha investito in un programma di forte innovazione tecnologica, da cui si è generata questa manifestazione. C’è stata una intensa collaborazione nell’allestimento delle vetture tra i nostri tecnici e la Clemson university, che ha curato tutta la parte sensoristica, le telecamere, le rilevazioni laser. La sfida è importante e il governo dell’Indiana ci ha imposto livelli di sicurezza all’interno della vettura del tutto coerenti con la presenza di un pilota in carne e ossa. Nessuna deroga. Ecco, gli aspetti tecnologici verranno sviluppati e amplificati. Non solo nel circuito, dove saranno presenti una quantità rilevantissima di sensori, ma soprattutto a bordo dell’auto. L’auto sarà completamente autonoma. Dovrà arrivare prima al traguardo evitando di uscire di pista e modificando la propria velocità e la propria direzione in funzione degli ostacoli fissi e mobili, ovvero le curve e la presenza di altri concorrenti in pista, che troverà nel suo percorso”.

Il primo approccio col percorso del Motor Speedway di Indianapolis avverrà in chiave virtuale proprio a maggio, con una prova digitale che terrà in considerazione tutti i problemi e le variabili che potrebbero presentarsi in gara nell’ottobre seguente. Dallara nel frattempo realizzerà una decina di vetture per il prossimo autunno, equipaggiate con gli stessi sensori e sulle quali, dunque, l’unica differenza la faranno i sistemi messi a punto dagli studenti e dai loro tutor. Solo una tappa, per quanto scenografica, verso il futuro della mobilità urbana autonoma.

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