Svolta storica per il calcio italiano: a Dazn i diritti tv della Serie A - SportUp
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Ultimo aggiornamento il 26 Marzo 2021 alle 17:58

Svolta storica per il calcio italiano: a Dazn i diritti tv della Serie A

Dopo 18 anni Sky resta a secco, superata dagli 840 milioni di euro a stagione offerti dalla piattaforma di streaming per il triennio 2021-2024. Niente partite in chiaro e la prospettiva più buia per i tifosi: per seguire campionato e coppe serviranno tre abbonamenti

La Lega Serie A ha assegnato i diritti televisivi del campionato per il triennio 2021-204 a Dazn. Decisivo il cambio di campo di alcuni club, prima schierati per continuare con Sky e poi convinti a sostenere la rivoluzione che porterà gli incontri del massimo campionato di calcio a essere trasmessi per la prima volta in rete (in maniera complessiva, perché ovviamente la stessa Dazn Italia ha già acquisito i diritti tv nel 2018 per le tre gare settimanali di scena il sabato sera, la domenica alle ore 12,30 e una sfida in programma la domenica pomeriggio).

La divisione dei pacchetti 

Stavolta ci si appresta a un vero distacco col passato, perché la piattaforma streaming del gruppo Access Industry ha messo sul piatto 840 milioni di euro a stagione per i prossimi tre anni (90 milioni annui in più rispetto all’offerta di Sky) per aggiudicarsi tutte le partite di campionato, con l’esclusiva per sette incontri per ogni giornata (266 gare in totale). Le altre tre gare sono in co-esclusiva e incluse nel rimanente pacchetto 2 che sembra destinato a Sky, disposta a investire 70 milioni di euro annui, ma nelle ultime ore è spuntato un forte interesse da parte di Mediaset. Che non è una sorpresa, non solo perché la società guidata da Pier Silvio Berlusconi ha interessi radicati nel calcio, tanto da trasmettere il mondiale di Russia 2018 in chiaro, ma anche perché ad accompagnare il piano di Dazn c’è Tim, che con la stessa Mediaset condivide un azionista di rilievo come Vivendi.

Il ruolo di Tim

Detto che i club di Serie A stanno trattando con Sky per trovare un punto d’incontro su quest’ultimo punto, le cui riserve dovrebbero essere sciolte al massimo lunedì, quando l’Assemblea di Lega tornerà a riunirsi, la stessa pay-tv passata nel 2018 da Rupert Murdoch a Comcast ha lasciato trapelare prima dell’annuncio dell’accordo un eventuale ricorso contro per vizi di forma tra l’offerta presentata inizialmente in solitaria da Dazn e la successiva ascesa di Tim come “partner tecnologico e pay-tv di riferimento”. Senza escludere che alla fine un accordo potrebbe essere trovato tra Dazn e Sky (come già successo tre anni fa con la ritrasmissione delle tre gare settimanali della prima sui canali della tv satellitare), il ruolo di Tim è di assoluto rilievo dal lato tecnologico, perché l’Italia ha bisogno di migliorare l’infrastruttura per soddisfare un’elevata richiesta di banda necessaria per la trasmissione delle partite di campionato. E se fosse il calcio a spingere sull’acceleratore lavori e investimenti, ben venga.

La prospettiva nebulosa dei tifosi

Passando dalla lotta interna alla prospettiva dei tifosi, l’orizzonte non sembra propriamente roseo. Non tanto (o non solo) perché su molti di loro pesa il ricordo del balbettante avvio delle operazioni di Dazn, con partite bloccate e azioni interrotte causa una connessione domestica insufficiente (riflesso di una infrastruttura allora incapace di supportare l’accesso in simultanea di centinaia di migliaia di utenti). E nemmeno per il modello minimalista seguito da Dazn nell’offerta del prodotto, che tralascia i lunghi pre e post partita abitudinari di Sky in favore di una trasmissione più leggera, legata alle tempistiche del campo e meno al contorno. A pesare sul futuro sono i soldi che bisognerà pagare per continuare a seguire la propria squadra e soddisfare la passione che accomuna (quasi) tutti gli italiani.

Preparate i soldi: serviranno tre abbonamenti

Premesso che per un quadro preciso bisognerà attendere la definizione degli accordi, certo è che l’abbonamento mensile a 9,99 euro di Dazn scomparirà per far spazio a diverse modalità e iniziali formule promozionali in linea con la concorrenza delle gare trasmesse in streaming, con cifre mensili che oscillano quindi sui 30-35 euro. In più c’è, però, la nuova coppia che detiene i diritti tv delle coppe europee, con Amazon Prime Video che trasmetterà in esclusiva fino al 2024 16 gare di Champions League (sempre il mercoledì) e la finale di Supercoppa Europea, affiancandosi a Sky che detiene i diritti per le altre gare della principale competizione europea per club (o Mediaset che ha acquisito i diritti per il triennio 2021-2024 dell’ex Coppa dei Campioni e trasmetterà 17 gare in chiaro e altre 104 in streaming, via app, a pagamento)  e per tutte le gare di Europa League e della nuova Europa Conference League, costringendo così i tifosi ad attivare tre abbonamenti per vedere tutte le partite in programma la prossima stagione.

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